Statement

My work is mainly based on a process of recoding concrete sounds by means of electronic manipulation.

This procedure allows me first of all to start a personal research on what I consider sonically unexplored in a recording, or timbrically unexpected in the sound, and then a way of comparing and relating to my own kind. Ultimately, it is a question of intervening in the world by introducing into it what I have received and elaborated from the world itself (as if to say my cultural sphere).

I therefore create pieces (in the studio and, in the case of a performance, in real time) in which the reference to “reality” can be hidden or not, and can appear through analogies and contrasts or through sound developments in which the element vital and “narrative” is definitely present.

What we commonly refer to as “music” can affect us emotionally. However, it is possible to search for “musicality” even outside traditional pieces, and it is also possible to verify sound solutions outside of any “musicality”, exploring heterogeneous situations, already present in the acoustic sphere or built from scratch, unpublished or unconventional.

We experience sound. This category of signs offers itself to our perception in a permanent way. Everything is sound.

Listening / observing the sound implies two types of approach, the logical-analytical one and the contemplative one. However, both require the intentionality of focusing the senses towards a perceptual aspect that thus emerges from the variegated articulation of the world.

Listening voluntarily, even with respect to unusual or assumed sound presences, means acting, being present in the moment, consciously. Through listening, analysis and contemplation they seem to mutually change one into the other.

Electroacoustic instruments allow us to analyze and then process the sound to reveal what appears to us as a further presence beyond the immediate one of the surface, or to transform that sound directly into another unheard sonic material.

For instance, field recordings (always keeping in mind the quality of sign that the recording itself assumes) are a bridge between our perceptive possibilities and the opportunity to recode the signs to outline a poetics (personal, intimate, but still potentially shareable) of mutation that we constantly experience.

Reworking our cultural knowing (manipulating it, reorganizing it, externalizing it) is perhaps an opportunity to revive, give new life to our cognitive resources.

So what I “discover” in sound and through sound is the result of my research, a research that has no a priori objective, and the outcome of this research is also what I choose to present, what I consider an achievement to share.

This chosen and shared sound can therefore be organized in language (in code, in fact) not only by the composer, but also by the listener/observer who interprets it (and who, in doing so, has two possibilities among many: decoding the code in use, i.e. recognizing some intersubjective trait that can be communicated between living beings, or inventing a new, personal code), confirming the social dimension of this experience.

The search result becomes a sonic text.
A text is read (i.e. played), listened to, scrolled through, interpreted.
A sonic text is also one in which some elements, coming into contact with each other, become meaningful, giving rise to new perceptive possibilities from time to time.

If the sonic text appears when you prepare to listen, the sound context is a set (organized or rhizomatic) of reciprocal relationships.
For example, the musical composition can be considered a proposal for a sonic text, which, taking into account the environment in which it is inserted, and well aware of its otherness compared to it, becomes a sound context.

Even more than the sound context, however, the idea of ​​an aural event becomes characterizing. If a sonic text recalls the idea of ​​something complete, and the sound context is in essence the re-emergence of an interpreting mind, the aural event alludes to the actualization of the sound, to the vitality inherent in it, and to something that lives not only in its production, but also in the possible modes of enjoyment that sound takes on in anyone who listens to it, and in the mutability that the flow of time (from our human point of view) assigns to cultural assimilation by the subjects involved in perception.

Il mio lavoro si basa principalmente su un processo di ricodificazione dei suoni concreti attraverso la manipolazione elettronica.

Questo procedimento mi consente prima di tutto di avviare una ricerca personale su ciò che ritengo sonicamente inesplorato in una registrazione, o timbricamente inatteso nel suono, e quindi una modalità di confronto e di rapporto con i miei simili. Si tratta in definitiva di intervenire nel mondo immettendo in esso ciò che dal mondo stesso ho recepito ed elaborato (come a dire il mio portato culturale).

Realizzo quindi delle composizioni (in studio e, in caso di performance, in tempo reale) in cui il richiamo con la “realtà” può essere celato o meno, e può presentarsi attraverso analogie e contrasti o grazie a svolgimenti sonori in cui l’elemento vitale e “narrativo” è decisamente presente.

Ciò che comunemente definiamo “musica” può coinvolgerci emotivamente. È possibile comunque ricercare la “musicalità” anche al di fuori delle composizioni tradizionali, ed è anche possibile verificare soluzioni sonore al di fuori di una qualsivoglia pretesa “musicalità”, esplorando situazioni eterogenee, già presenti nella sfera acustica o costruite ex novo, inedite o non convenzionali.

Esperiamo il suono. Questa categoria di segni si offre alla nostra percezione in maniera permanente. Tutto è suono.

Ascoltare/osservare il suono implica due tipi di approccio, quello logico-analitico e quello contemplativo. Entrambi richiedono comunque l’intenzionalità del focalizzare i sensi verso un aspetto percettivo che emerge così dalla variegata articolazione del mondo.

Mettersi volontariamente in ascolto, anche rispetto a presenze sonore inusuali o date per acquisite, vuol dire agire, essere presenti nel momento, coscientemente. Attraverso l’ascolto, analisi e contemplazione sembrano mutare l’una nell’altra vicendevolmente.

Gli strumenti elettroacustici ci consentono poi di analizzare ed elaborare ulteriormente il suono per rivelarne ciò che in esso ci appare come un’ulteriore presenza oltre quella immediata della superficie, o per tramutarlo direttamente in un altro suono fino a quel momento inaudito.

Ad esempio, la registrazione dei suoni ambientali (tenendo sempre ben presente la qualità di segno che la registrazione stessa assume) è un ponte tra le nostre possibilità percettive e l’opportunità di ricodificare i segni per delineare una poetica (personale, intima, ma comunque potenzialmente condivisibile) del mutamento che costantemente esperiamo.

Rielaborare il proprio portato culturale (manipolarlo, riorganizzarlo, esternarlo) è forse anche l’opportunità per vivificare, dotare di nuova linfa le nostre risorse cognitive.

Dunque ciò che “scopro” nel suono e attraverso il suono è l’esito della mia ricerca, una ricerca mossa da una naturale tendenza all’indagine che però non ha un obiettivo a priori, e l’esito di tale ricerca è anche ciò che scelgo di presentare, ciò che considero un ottenimento da condividere.

Questo suono scelto e condiviso potrà quindi essere organizzato in linguaggio (se vogliamo in codice, appunto) non solo dal compositore, ma anche dall’ascoltatore/osservatore che lo interpreta (e che, nel farlo, ha due possibilità tra le tante: decodificare il codice in uso, vale a dire riconoscere un qualche tratto intersoggettivo comunicabile tra esseri viventi, o inventare un nuovo, personale codice), confermando la dimensione sociale di tale esperienza.

Il risultato della ricerca diventa un testo sonoro.
Un testo lo si legge (vale a dire lo si suona) , lo si ascolta, lo si scorre, lo si interpreta.
Un testo sonoro è anche quello in cui alcuni elementi, entrando in contatto tra loro, diventano pregnanti, dando luogo a possibilità percettive di volta in volta inedite.

Se il testo sonoro appare quando ci si predispone all’ascolto, il contesto sonoro è un insieme (organizzato o rizomatico) di relazioni reciproche.
Ad esempio, la composizione musicale può essere considerata una proposta di testo sonoro, che, tenendo conto dell’ambiente in cui si inserisce, e ben consapevole della sua alterità rispetto ad esso, diventa contesto sonoro.

Più ancora del contesto sonoro, comunque, diventa caratterizzante l’idea di evento sonoro. Se un testo sonoro richiama l’idea di un qualcosa di compiuto, e il contesto sonoro è in nuce il riaffiorare di una mente che interpreta, l’evento sonoro allude alla attualizzazione del suono, alla vitalità insita in esso, e a qualcosa che vive non solo nella sua produzione, ma anche nelle possibili modalità di fruizione che il suono assume in chiunque lo ascolti, e nella mutevolezza che il fluire del tempo (dal nostro punto di vista umano) assegna all’assimilazione culturale da parte dei soggetti coinvolti nella percezione.