Statement

My work is based on a process of re-codification of concrete sounds by means of electronic manipulation.

This process allows me to intervene in the world by introducing into it what I have received and elaborated from the world itself (that is to say my cultural sphere), and to start a way of non-verbal communication.

So I make works where recall with the real is never completely concealed but can be presented through analogies and contrasts, or by representations in which emerges the vital and “narrative” element.

A medium, a narrative structure.

A narrative structure provides for an unfolding of changes over time.

Human perception is able to identify traces of a narrative structure even in every tool we use. The narrative structure is the programming of the operations necessary for its use. The programming is established by the builders of the tool/medium, who however have only partially foreseen the use we will make of it. Moreover the combination of multiple media can help us to build our personal narrative structure.

A new medium can be a bridge between our perceptive possibilities and the ability to re-encode the signs to delineate a (personal, intimate)  poetics of the change.

Actually, all we do is constantly changing.

Change, and re-elaborating our cultural knowing too, is perhaps an opportunity to reflect on our language resources.

A language.

A language is a codex. Each perceptual category that is offered to our senses is likely to be studied, and codified, reaching a set of rules of use.

Thus it outlines the “natural” possibility of moving from one field to another, from one language to another, as part of all human activity.

The sound can be arranged in language not only by the composer, but also by the listener / observer who interprets it (decodes it).

Natural language, in its common use, specifies, clarifies, that is distinguishes, divides. Being necessary is its peculiarity to direct practical actions, to act in the world.

Language introduces dualism: if one thing is clear it can not be dark at the same time, if it is noisy it can not be silent.

Again, these assertions are true with regard to the subject that expresses them: that landscape can be clear during the day and dark at night, noise takes over silence simply by increasing the distance from its source.

To accept that one thing can have same faces at the same time introduces a contradiction, a dialectic (but perhaps in psychological terms it would talk of conflict, of neurosis: that dualism becomes schizophrenia).

In addition to dualism there is the oscillation between opposites. In the characterization of the oscillation, our experience is born.

We experiencing sound. This category of signs is offered to our perception permanently. Everything is sound, and everything can becomes sound relative to the listener / observer.

Listen, observe.

Listen to the world, focusing the senses towards a perceptual aspect that emerges from its complexity, brings with it a more careful observation of that phenomenon.

Voluntarily listen to the world, even with regard to usual or unusual sound presences, means acting, being consciously present. Again, through listening, analysis and contemplation seem to change in one another.

New technologies, new media, are decisive for this purpose. Through new technologies we can extend our perception of reality.

A sound element will then present itself with its narrative structure, that is, with its unfolding over time but also with its immanent presence, with its workmanship, its body.

Sound text, sound context, sonorous body.

So we get a sound organization that can become sound text.

We can scroll a text, read it, interpret it.

A sound text is also something in which some elements, entering into dialectics, in contact with each other, dominate, giving rise to an unprecedented perception phenomenal. So, if the sound text appears when it comes to listening, the sound context is an organized set of reciprocal relationships.

Musical composition, for example, is an organization of the sound text, which, taking into account the environment in which it is inserted, and aware of its alterity with respect to it, becomes a sound context.

Even so, the sound context becomes, however, characterized by the “sonorous body” idea.

If a sound text recalls the idea of something accomplished, and the sound context is in the background of the re-emerging of a mind that interprets, the “sonorous body” alludes to the vitality inherent in sound, to something that lives not only in its production but also in the possible ways of enjoying it in the listener, and in the change that the flow of time assigns to the cultural assimilation by the subjects involved in perception.

Not sound, not object: body.

The body is born and expires, it is not eternal. It has its immanence, its peculiarities and characteristics, in a word, its appearance, its evidence, its presence.

Presence, sooner or later, always goes into crisis.

The sonorous body has its own sound, its internal vitality. It begins, ends, does not transcend, just like our body.

 


 

Il mio lavoro si basa su un processo di ricodificazione dei suoni concreti attraverso la manipolazione elettronica.

Questo procedimento mi consente di intervenire nel mondo introducendo in esso ciò che dal mondo stesso ho recepito ed elaborato, vale a dire il mio portato culturale, e di avviare una modalità di comunicazione non verbale.

Realizzo quindi dei lavori in cui il richiamo con il reale non è mai completamente celato, ma può presentarsi attraverso analogie e contrasti, o grazie a rappresentazioni in cui emerge l’elemento vitale e “narrativo”.

Un medium, una narrazione.

Una struttura narrativa prevede un dispiegarsi di mutamenti nel tempo.

La percezione umana è in grado di individuare tracce di “narratività” anche in ogni strumento che utilizziamo. Si tratta del procedimento d’uso proprio di quello strumento, della programmazione delle operazioni necessarie al suo utilizzo. Esso è stabilito dai costruttori dello strumento-medium, i quali però hanno previsto solo parzialmente l’uso che ne faremo. Inoltre la combinazione di più medium può aiutarci a far vivere la nostra personale “narratività”.

Un nuovo strumento può essere il ponte tra le nostre possibilità percettive e l’abilità di ricodificare i segni per delineare una poetica (personale, intima) del mutamento.

In definitiva, tutto ciò che facciamo costantemente è mutare.

Mutare, rielaborare anche il proprio portato culturale è forse l’opportunità per riflettere sulle nostre risorse linguistiche.

Un linguaggio.

Ogni categoria percettiva che si offre ai nostri sensi è suscettibile di essere anche studiata, e, appunto, codificata, arrivando a costituire un insieme di regole d’uso.

Si delinea così la “naturale” possibilità di passare da un campo segnico a un altro, da un linguaggio a un altro, come facenti parte tutti dell’attività umana.

Il suono può essere organizzato in linguaggio non solo dal compositore, ma anche dall’ascoltatore/osservatore che lo interpreta, o meglio, che lo decodifica.

Il linguaggio naturale, nel suo uso comune, specifica, precisa, chiarifica, vale a dire distingue, separa, divide. Essere necessario è la sua peculiarità per indirizzare azioni pratiche, per agire nel mondo.

Il linguaggio introduce il dualismo: se una cosa è chiara non può essere allo stesso tempo scura, se è rumorosa non può essere silenziosa.

Eppure queste asserzioni sono vere relativamente al soggetto che le esprime: quel paesaggio può essere chiaro di giorno e scuro di notte, al rumore subentra il silenzio semplicemente all’aumentare della distanza dalla sua fonte.

Accettare che una cosa abbia contemporaneamente aspetti a volte opposti introduce una contraddizione, una dialettica (ma forse in ambito psicologico si parlerebbe di conflitto, di nevrosi: ecco che il dualismo diventa schizofrenia).

Oltre il dualismo c’è l’oscillazione tra opposti. Nella caratterizzazione dell’oscillazione, nasce la nostra esperienza.

Esperiamo il suono. Questa categoria di segni si offre alla nostra percezione in maniera permanente. Tutto è suono, e tutto può diventare suono.

Tutto è suono relativamente all’ascoltatore/osservatore.

Ascoltare, osservare.

L’intenzionalità del mettersi in ascolto, focalizzare i sensi verso un aspetto percettivo che emerge così dalla complessità del mondo, porta con sé un’osservazione più attenta di quel fenomeno.

Mettersi volontariamente in ascolto, anche rispetto a presenze sonore inusuali o date per acquisite, vuol dire agire, essere presenti nel momento, coscientemente. Ancora, attraverso l’ascolto, analisi e contemplazione sembrano mutare l’una nell’altra.

Le nuove tecnologie, i nuovi media, possono essere determinanti a questo scopo. Attraverso le nuove tecnologie possiamo ampliare la nostra percezione del reale.

Un elemento sonoro ci si presenterà allora con la sua struttura narrativa, cioè con il suo dispiegarsi nel tempo ma anche con la sua presenza immanente, con la sua fattura, il suo corpo.

Testo sonoro, contesto sonoro, corpo sonoro.

Si arriva così a un’organizzazione del suoni che può diventare testo sonoro.

Un testo lo si scorre, lo si legge, lo si interpreta.

Un testo sonoro è anche quello in cui alcuni elementi, entrando in dialettica, in contatto tra loro, diventano pregnanti, dando luogo a una percezione fenomenica inedita. Allora, se il testo sonoro appare quando ci si predispone all’ascolto, il contesto sonoro è un insieme organizzato di relazioni reciproche.

La composizione musicale, ad esempio, è un’organizzazione del testo sonoro, che, tenendo conto dell’ambiente in cui si inserisce, e ben consapevole della sua alterità rispetto ad esso, diventa contesto sonoro.

Più ancora del contesto sonoro, comunque, diventa caratterizzante l’idea di corpo sonoro.

Se un testo sonoro richiama l’idea di un qualcosa di compiuto, e il contesto sonoro è in nuce il riaffiorare di una mente che interpreta, il corpo sonoro allude alla vitalità insita nel suono, a qualcosa che vive non solo nella sua produzione, ma anche nelle possibili modalità di fruizione che esso assume in chi lo ascolta, e nella mutevolezza che il fluire del tempo assegna all’assimilazione culturale da parte dei soggetti coinvolti nella percezione.

Non suono, non oggetto: corpo.

Il corpo nasce e spira, non è eterno. Ha la sua immanenza, le sue peculiarità e caratteristiche, in una parola, il suo aspetto, la sua evidenza, la sua presenza.

La presenza, prima o poi, entra sempre in crisi.

Il corpo sonoro ha una sua sonorità, la sua vitalità interna. Esso inizia, finisce, non trascende, proprio come il nostro corpo.

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